°°Giallo°°

No.
A volte semplicemente no.

Quando noti per la prima volta una piantina tra il cemento vicino a casa, quando non riesci a sostenere uno sguardo, quando tu, proprio tu, non senti più.

Allora no. Dillo, no.
Come fai tutto, senza pensarci troppo. Tutto d’un fiato.

Quanto dev’essere difficile farsi strada tra il cemento, come hai fatto a non accorgertene? Che poi per esibire orgoglioso un fiorellino giallo a fine novembre devi avere radici forti. E nel cemento poi. Son cose che proprio non puoi permetterti di tralasciare. Anche se sei stata distante, anche se ti sei voluta distante. Sentire non dipende da te, succede e basta. La natura ha un che di folle se ti spinge a scavare nel cemento. Però lo fai e basta, succede.

E allora no, non puoi farci niente.
Tu, che ti piaccia o no, sei così.

Pietra sopra. E petali al sole di fine novembre.

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°°Maitri°°

Tutto inizia un giorno per caso, uscendo dalla biblioteca. Rivedi un volto noto che ti saluta. Un attimo di smarrimento e poi riesci a collocarla tra i vari conoscenti di scuola. Saranno passati almeno 10 anni.

Al must delle domande tra persone che non hanno poi molto da dirsi -“come stai?“- si sa, si raccontano sempre un po’ le solite banalità, “tutto bene“, “studio“, “è iniziata la stagione della pioggia“.
E poi improvvisamente il quesito dei quesiti: “ti sei sistemata?
Rido.
Lei mostra la fede al dito.
No, non direi“, rispondo. Rido di nuovo.

Allora parliamone, il verbo “sistemarsi” è pessimo, dà l’idea di uno che si mette le pantofole e prende 50 chili. “Sistemarsi” mi rievoca l’avvallamento della poltrona davanti alla tv. Premesso che è la prima volta che mi viene posta questa domanda e che in questa forma forse non l’avrebbe messa neppure mia nonna. Tuttavia la ciliegina si materializza quando, con sguardo tra il perplesso e lo stupito, incalza con un “ma io e te non abbiamo la stessa età?“.
Sì sì” e cerco con lo sguardo possibili vie di fuga.
Da qui in poi occhio di rimprovero, poi compassionevole, poi paternale ed infine sermone sulle gioie del matrimonio, in una tragicomica antitesi tra il suo argomentare serioso e il mio annuire desiderando però profondamente un’improvvisa perdita di coscienza.

L’incompletezza del singolo, il bisogno di affetto, la stabilità della coppia. Un fiume in piena.

Avrei voluto arginarla inventandomi di essere omosessuale e che mi sarebbe pure piaciuto sposarmi ma -governo ladro- le solite ipocrisie, la Chiesa, le sovrastrutture, i poteri forti, le toghe rosse e forse pure il pulcino Pio. Me la sono invece cavata con un “sono davvero felice per te, ora scusa ma scappo a casa che mia madre mi aspetta“. Banale, meno divertente ma incisivo.

Sulla strada del ritorno ho preso consapevolezza che aveva toccato un nervo scoperto, che era riuscita a farmi sentire ancor più sbagliata di quanto già da sola non mi giudichi.
Tutti almeno una volta nella vita si sono sentiti sbagliati, certo. Poi se ne esce, in qualche modo, a volte semplicemente superando la pubertà.
Mi è salita una profonda rabbia nei miei confronti, di quella triste, che ti vela gli occhi.
Ho ripercorso una ad una le sue parole e sono arrivata al punto: per lei era tutto un ricevere. Attenzioni, affetto, sicurezza. Nelle gioie decantate, nei suoi “vantaggi” c’era solo il ricevere dall’altro.

L’idea occidentale di amore è legata in un certo senso ad un guadagno. Si esclude quasi sempre il piacere e l’impegno del dare. Un pochino più distante da noi tuttavia il sentiero che porta alla felicità si dice inizi con proprio con Maitri, l’amore. Se però tenti di tradurlo con google translate in italiano ti viene fuori “amicizia”; l’ho scoperto giusto questa sera, una volta tornata a casa.
Una cosa che mi ha intenerita.
Si inizia con l’amare noi stessi, in primo luogo. Non c’è modo di saltare i passaggi, non si può amare qualcun altro prima di noi. E soprattutto, Maitri si dà, non prevede un ritorno, se non karmico, non ha condizioni, non importa se poi non sarai amato, è totalmente svincolato dall’idea di possesso, non conosce gelosia. Un amore che si dà perché è il primo dei gradini per la felicità e la felicità è svincolata, in quanto personale percorso, dall’altro. Ad ogni modo tutto torna.
All’atto pratico l’insoddisfazione personale non si placa riversando le proprie aspettative su un partner, non aspettatevi che lui vi salvi da voi stesse (invertite pure i generi). Siate la vostra salvezza, siate come vi volete. Ed infine amate perché allora sarete in grado di farlo davvero e non vi servirà cercare qualcun altro oltre voi due per essere felici, pensando che il problema si trovi in lui quando invece era non se n’era mai andato da voi (ovviamente questo non si applica a tutti i casi, chiaro).

Senza farla eccessivamente lunga, io sono una persona felice. Certo, con alti e bassi. Ma sì, io sono felice in primo luogo proprio perché amo, da quando apro gli occhi la mattina. Forse dobbiamo rivedere il concetto di amore e forse c’è davvero qualcosa di sbagliato in me se prendiamo in considerazione solo la coppia quando definiamo l’amore. Ma quando apri gli occhi e il tuo primo pensiero non è una persona, quando non pensi di comprare casa a breve, quando fremi all’idea di rimettere lo zaino in spalla, quando la parola “sistemarsi” ti suona così pessima, non puoi fingere. Nè con te nè con un ipotetico altro.

Questo è oggettivamente un pezzo bruttissimo, lo scrivo rapido e non lo voglio neppure rileggere. Banale, mediocre, tutto quello che vuoi. Che si prenda in questa veste, come uno sfogo, niente di più.

Signori sempre pronti ad impartire lezioni di vita, segnatevelo perché voglio che questa sia davvero l’ultima volta che tocco l’argomento:

io ADORO la mia vita

Fatevene una ragione.

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°°VetJournal – Micobatteriosi negli psittacidi°°

Micobatteriosi negli psittacidi: 123 casi

M. genavense l’agente primario in uno studio effettuato negli Stati Uniti: lesioni soprattutto epatiche, spleniche e intestinali

Uno studio ha descritto 123 casi di micobatteriosi diagnosticati negli psittacidi su un totale di 9241 campioni sottoposti a necroscopia o istopatologia tra il 1990 e il 2007 negli USA. Le specie più comunemente affette erano Amazoni (Amazona spp.) (n = 32; 26%) e Parrocchetti dalle guance grigie (Brotogeris pyrrhopterus) (n = 23; 18,7%).

I principali reperti macroscopici alla necroscopia erano un aumento di volume di fegato e milza che si presentavano pallidi e chiazzati e l’ispessimento della parete del piccolo intestino con numerosi piccoli noduli miliari pallidi sulla mucosa. L’esame microscopico rivelava l’infiltrazione di macrofagi schiumosi e cellule giganti contenenti batteri acido-resistenti in diversi organi.

Il gene che codifica per la proteina da shock termico da 65 kDa (hsp65) dei micobatteri veniva amplificato mediante nested-PCR sul DNA estratto da 22 casi. Le specie di Mycobacterium coinvolte venivano determinate mediante analisi delle endonucleasi di restrizione dei prodotti PCR. Mycobacterium genavense veniva identificato in 19 casi e Mycobacterium avium in 2 casi. Un pappagallo Touit spp. presentava un’infezione mista sostenuta da entrambe le specie di micobatteri.

Gli autori concludono che M. genavense è la causa primaria di micobatteriosi negli psittacidi e che il suo potenziale ruolo zoonosico dovrebbe essere preso in considerazione, soprattutto per i proprietari immunocompromessi.

“Avian Mycobacteriosis in Psittacines: A Retrospective Study of 123 Cases” Palmieri C, Roy P, Dhillon AS, Shivaprasad HL. Comp Pathol. 2012 Aug 8. [Epub ahead of print].

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°°La parte migliore di me°°

Le persone come me trattengono a stento le lacrime e sono felici per definizione. Le persone come me, fragili ed insicure, guardano con ammirazione ai caratteri forti, cercano di farli propri.

Ecco, al suo ultimo esame l’emozione che ho provato è stata come fosse il mio, rivedi in un sol colpo uno scricciolo pestiferello farsi donna. 25 anni in un momento, vissuti fianco a fianco, nell’ottimo e nel pessimo.

Sapevi che partire sarebbe stato difficile in primo luogo proprio per quel legame indissolubile e quando prendeva il sopravvento la nostalgia sbucava sempre quel sorriso furbetto.

Vi sono tappe nella vita che ti ricordano quanto il tempo sia passato e, sorridendo, sai che sì, lei è senza dubbio quanto di più bello tu “possegga”.

Quelli come me, così orgogliosi delle persone di cui la propria vita è colma, non si vergognano, con il proprio sciocco sentimentalismo, di piangere di felicità per coloro che amano.

Alla mia piccola,
la parte migliore di me,
la mia gioia più grande.

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°°Buon compleanno Lau’°°

Oggi è il mio compleanno.

Esattamente un anno fa’ ero a San Siro a vedere Milan – Juventus, poi cenetta a casa con amici con a fianco la valigia pronta, navetta alle 4 del mattino, volo Ryanair.

Porto mi ha accolta con freddo e pioggia che faceva scivolare le mie scarpette di tela sulle strade in salita verso l’ostello, trascinata dal peso dei  bagagli. Assaporavo la bella paura di una nuova esperienza e tremavo ascoltando quell’idioma per me incomprensibile con cui sapevo che mi sarei dovuta rapportare e il più in fretta possibile (ricordavo le parole della mia relatrice -“sembra russo!”- e soltanto in quel momento capivo quanto avesse ragione).

Oggi è il compleanno di una Laura che solo un anno fa’ non credevo avrei mai incontrato.

Una Laura che ha deciso da un giorno all’altro di partire per un anno, giocandosi più o meno consapevolmente qualche affetto, una Laura che, pur piangendo, sorrideva sentendo scorrere l’adrenalina, che è rimasta anche quando la voglia di casa era fortissima.

E proprio adesso che mi manca tutto, la mia casa, la mia famiglia, i miei amici, i miei animali, il mio mare, tutto, proprio tutto, è proprio adesso che vedo una Laura che, da sola, ha preso valigia, zaino e topino ed è partita senza sapere esattamente a cosa stava andando incontro.

Giusto o sbagliato che sia stato, razionale o meno, logico o folle, la Lau’ che sonnecchiava mi è piaciuta.

366 giorni.

Buon compleanno Lau’.

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°°Ipocalcemia da carenza di magnesio alimentare in un pappagallo cenerino – VetJournal°°

Ipocalcemia da carenza di magnesio alimentare in un pappagallo cenerino

Attività convulsiva in un soggetto ipocalcemico associata alla mancanza di magnesio nella dieta, secondo uno studio

L’attività convulsiva indotta dall’ipocalcemia è un’entità clinica frequentemente osservata nei pappagalli cinerini (Psittacus erithacus) con problemi neurologici. I livelli di calcio plasmatico sono tipicamente inferiori a 6,0 mg/dl al momento dell’attività convulsiva e, benché la causa sottostante l’ipocalcemia non sia ancora stata determinata, sono state proposte numerose teorie. Un pappagallo cinerino che era stato nutrito con una dieta a base di semi per 8 anni veniva visitato per ipocalcemia e convulsioni e per un rapido declino del calcio plasmatico nonostante un’integrazione aggressiva di calcio e vitamina A, D ed E per 4 giorni.

Si determinava il magnesio basale di questo soggetto, che risultava pari a 1,9 mg/dl, e si somministrava magnesio solfato alla dose di 20 mg/kg IM una volta. Ventiquattro ore dopo l’integrazione, il magnesio plasmatico era pari a 3,3 mg/dl e non si osservavano ulteriori attività convulsive.

Gli autori ritengono che questo soggetto fosse affetto da una carenza primaria alimentare di magnesio, similmente a una sindrome presente nei pulcini di Livornese, spesso caratterizzata da ipocalcemia progressiva non correggibile con la sola integrazione di calcio.

 

 

 

“Magnesium Therapy in a Hypocalcemic African Grey Parrot (Psittacus erithacus)” Megan S. Kirchgessner, Thomas N. Tully Jr, Javier Nevarez, David Sanchez-Migallon Guzman, and Mark J. Acierno. Journal of Avian Medicine and Surgery 26 (1): 17-21.

Fonte: Journal of Avian Medicine and Surgery
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°°Rimozione endoscopica dei calcoli della cloaca in tre testuggini, VetJournal°°

Rimozione endoscopica dei calcoli della cloaca in tre testuggini
Efficace la tecnica mininvasiva in uno studio
Tre testuggini africane (Geochelone sulcata) femmine di peso corporeo diverso (0,22, 0,77 e 2,36 kg) venivano visitate per una riduzione dell’appetito e mancata evacuazione delle feci. I proprietari segnalavano tenesmo intermittente in due degli animali.

L’esame clinico non rivelava alterazioni importanti. L’esame radiografico e l’endoscopia della cloaca identificavano la presenza di calcoli cloacali in tutti e tre i soggetti. In una testuggine era inoltre presente un calcolo in vescica.

Le testuggini venivano anestetizzate e si effettuava la rimozione dei calcoli della cloaca utilizzando una fresa chirurgica (fresa per fissure con protettore dei tessuti molli montata su manipolo dentale a bassa velocità e cono nasale dritto) e irrigazione con acqua tiepida sotto guida endoscopica.

La rimozione completa dei frammenti dei calcoli veniva ottenuta mediante pinze e irrigazione. In un soggetto, l’asportazione dei calcoli cloacali veniva effettuata in due procedure separate. In un’altra testuggine si asportava un secondo calcolo cloacale (che era localizzato in vescica durante il primo esame) 25 giorni dopo la rimozione del primo. Tutte e tre le testuggini guarivano completamente e in assenza di complicazioni secondarie alla rimozione dei calcoli.

L’endoscopia della cloaca associata all’utilizzo di un trapano dentale a bassa velocità e irrigazione con acqua tiepida può essere considerata un’opzione di trattamento semplice, sicura e non traumatica per l’asportazione dei calcoli ostruttivi della cloaca nella testuggine, concludono gli autori.

“Endoscopically guided removal of cloacal calculi in three African spurred tortoises (Geochelone sulcata). Christoph Mans1; Kurt K Sladky. J Am Vet Med Assoc. April 2012; 240 (7): 869-75.

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