°°Pigeons°°

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Erano lì, seduti uno di fianco all’altro, separati il numero sufficiente di centimetri per evitare che i loro corpi potessero toccarsi, avvolti da un timido imbarazzo. Di fronte a loro dei piccioni roteavano su se stessi in goffe danze di corteggiamento e i loro sguardi si concentravano seri sugli approcci dei tubanti pennuti.
D’improvviso Veronika venne investita da un profumo intenso e dolcissimo, come di gelsomino e note di melata. Chiuse gli occhi per dedicare ogni suo senso all’analisi della fragranza, lei e quel profumo, loro soltanto. Si lasciò accarezzare e travolgere, ogni suo senso dominato da quell’esotica essenza sconosciuta. Assecondò con il volto quella carezza e riaprì lentamente gli occhi. Proveniva da lui. Lui, ancora intento a fissare il corteggiamento dei piccioni e con lo sguardo che si perdeva oltre, in fondo, chissà. E lui probabilmente neanche se ne accorgeva di quel profumo. Doveva essere tanto suo, provenirgli tanto dal profondo che probabilmente ne era assuefatto, come fosse naturale per lui. Ma per Veronika no, per Veronika era la prima volta. Allora, fingendo di guardare dei bambini giocare in lontananza, iniziò ad osservarlo bene. Il suo sguardo si fece molto serio mentre seguiva il suo profilo, la linea scura delle sue ciglia, scivolando poi sul suo naso e accoccolandosi infine morbidamente sulle sue labbra. Poi si voltò di colpo, ritornando a focalizzarsi sui pennuti.
“Sei bello”, disse con fare quasi disinteressato. Lui si voltò a guardarla, gli occhi colmi d’incredulità, come se gli fosse stato appena rivelato il più profondo dei segreti. Ma lei non si voltò. Rimase con il suo sguardo serio fissa sui piccioni. Si sentiva scoperta, in trappola, finita. Piccola. Gli occhi si velavano via via di lacrime, sfumando le giravolte d’amore dei colombi.
“Sì, sei bello”, continuò con la voce un po’ strozzata. “Sei bello come quando guardi un tramonto e pensi che, se morissi in quel momento, tutto sommato saresti felice, come quando, accarezzando con la lingua la torta di cioccolato della Pimenta, chiudi gli occhi per trattenerne il sapore. Sei bello per le cose belle che gli altri fanno per te, perché ti sai far voler bene, perché sei così e ti riesce così facile. Sei bello per come ti guarda il tuo cane. E per come tu guardi lui. Sei bello, tutto qui.” Si strinse nelle spalle e nascose il viso nell’ampia sciarpa di lana.
Lui sorrise lieve e riprese con lei a guardare i pennuti mentre il sole, grande ed aranciato, andava a dormire dietro i palazzi della stanca città.

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