°°Maitri°°

Tutto inizia un giorno per caso, uscendo dalla biblioteca. Rivedi un volto noto che ti saluta. Un attimo di smarrimento e poi riesci a collocarla tra i vari conoscenti di scuola. Saranno passati almeno 10 anni.

Al must delle domande tra persone che non hanno poi molto da dirsi -“come stai?“- si sa, si raccontano sempre un po’ le solite banalità, “tutto bene“, “studio“, “è iniziata la stagione della pioggia“.
E poi improvvisamente il quesito dei quesiti: “ti sei sistemata?
Rido.
Lei mostra la fede al dito.
No, non direi“, rispondo. Rido di nuovo.

Allora parliamone, il verbo “sistemarsi” è pessimo, dà l’idea di uno che si mette le pantofole e prende 50 chili. “Sistemarsi” mi rievoca l’avvallamento della poltrona davanti alla tv. Premesso che è la prima volta che mi viene posta questa domanda e che in questa forma forse non l’avrebbe messa neppure mia nonna. Tuttavia la ciliegina si materializza quando, con sguardo tra il perplesso e lo stupito, incalza con un “ma io e te non abbiamo la stessa età?“.
Sì sì” e cerco con lo sguardo possibili vie di fuga.
Da qui in poi occhio di rimprovero, poi compassionevole, poi paternale ed infine sermone sulle gioie del matrimonio, in una tragicomica antitesi tra il suo argomentare serioso e il mio annuire desiderando però profondamente un’improvvisa perdita di coscienza.

L’incompletezza del singolo, il bisogno di affetto, la stabilità della coppia. Un fiume in piena.

Avrei voluto arginarla inventandomi di essere omosessuale e che mi sarebbe pure piaciuto sposarmi ma -governo ladro- le solite ipocrisie, la Chiesa, le sovrastrutture, i poteri forti, le toghe rosse e forse pure il pulcino Pio. Me la sono invece cavata con un “sono davvero felice per te, ora scusa ma scappo a casa che mia madre mi aspetta“. Banale, meno divertente ma incisivo.

Sulla strada del ritorno ho preso consapevolezza che aveva toccato un nervo scoperto, che era riuscita a farmi sentire ancor più sbagliata di quanto già da sola non mi giudichi.
Tutti almeno una volta nella vita si sono sentiti sbagliati, certo. Poi se ne esce, in qualche modo, a volte semplicemente superando la pubertà.
Mi è salita una profonda rabbia nei miei confronti, di quella triste, che ti vela gli occhi.
Ho ripercorso una ad una le sue parole e sono arrivata al punto: per lei era tutto un ricevere. Attenzioni, affetto, sicurezza. Nelle gioie decantate, nei suoi “vantaggi” c’era solo il ricevere dall’altro.

L’idea occidentale di amore è legata in un certo senso ad un guadagno. Si esclude quasi sempre il piacere e l’impegno del dare. Un pochino più distante da noi tuttavia il sentiero che porta alla felicità si dice inizi con proprio con Maitri, l’amore. Se però tenti di tradurlo con google translate in italiano ti viene fuori “amicizia”; l’ho scoperto giusto questa sera, una volta tornata a casa.
Una cosa che mi ha intenerita.
Si inizia con l’amare noi stessi, in primo luogo. Non c’è modo di saltare i passaggi, non si può amare qualcun altro prima di noi. E soprattutto, Maitri si dà, non prevede un ritorno, se non karmico, non ha condizioni, non importa se poi non sarai amato, è totalmente svincolato dall’idea di possesso, non conosce gelosia. Un amore che si dà perché è il primo dei gradini per la felicità e la felicità è svincolata, in quanto personale percorso, dall’altro. Ad ogni modo tutto torna.
All’atto pratico l’insoddisfazione personale non si placa riversando le proprie aspettative su un partner, non aspettatevi che lui vi salvi da voi stesse (invertite pure i generi). Siate la vostra salvezza, siate come vi volete. Ed infine amate perché allora sarete in grado di farlo davvero e non vi servirà cercare qualcun altro oltre voi due per essere felici, pensando che il problema si trovi in lui quando invece era non se n’era mai andato da voi (ovviamente questo non si applica a tutti i casi, chiaro).

Senza farla eccessivamente lunga, io sono una persona felice. Certo, con alti e bassi. Ma sì, io sono felice in primo luogo proprio perché amo, da quando apro gli occhi la mattina. Forse dobbiamo rivedere il concetto di amore e forse c’è davvero qualcosa di sbagliato in me se prendiamo in considerazione solo la coppia quando definiamo l’amore. Ma quando apri gli occhi e il tuo primo pensiero non è una persona, quando non pensi di comprare casa a breve, quando fremi all’idea di rimettere lo zaino in spalla, quando la parola “sistemarsi” ti suona così pessima, non puoi fingere. Nè con te nè con un ipotetico altro.

Questo è oggettivamente un pezzo bruttissimo, lo scrivo rapido e non lo voglio neppure rileggere. Banale, mediocre, tutto quello che vuoi. Che si prenda in questa veste, come uno sfogo, niente di più.

Signori sempre pronti ad impartire lezioni di vita, segnatevelo perché voglio che questa sia davvero l’ultima volta che tocco l’argomento:

io ADORO la mia vita

Fatevene una ragione.

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Una risposta a °°Maitri°°

  1. Ce' ha detto:

    Dannazione Lau’, mi stavi facendo incazzare all’inizio di questo post.
    RIDERE IN FACCIA a chi cerca di farti sentire sbagliato per convincersi d’essere giusto.
    Sono solo dei poveretti, che seguono il branco così non devono prendere una decisione – di cui potrebbero doversi prender responsabilità, se fosse sbagliata.
    Tu sei bella e coraggiosa e vali da sola più di mille delle loro coppiette claudicanti. Ecco.

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