free tibet now!!

Domenica è stato il 73esimo compleanno del 14esimo Dalai Lama e manca un mese esatto all’inizio dei giochi olimpici. Con queste righe quindi vorrei fare i miei migliori auguri e una preghiera di lunga vita a Sua Santità Tenzin Gyatso e, contemporaneamente, ricordare anche a quei buddhisti che non hanno gradito le ultime prese di posizione di S.S. nei confronti della Cina che è vero che il Dalai Lama per definizione non si occupa di politica ma è anche vero che deve farlo (e non soltanto come obbligo morale) se è in gioco la sopravvivenza del suo popolo. Vi invito pertanto a:

  • esporre la bandiera del Tibet;
  • non guardare le Olimpiadi;
  • boicottare i prodotti cinesi;
  • aderire a candle4tibet esponendo una candela accesa il 7 agosto alle ore 21,00 (www.candle4tibet.org e www.candle4tibet.ning.com);
  • firmare la petizione al link sottostante.

Free Tibet

Non pensiate che sia poco anche se forse lo è. Dobbiamo essere uniti e in tanti per farci sentire. Non nascondiamoci dietro giustificazioni per non fare neanche un piccolo gesto. Per chi lo desidera, di seguito aggiungerò alcuni dati di cui molto probabilmente sarete già a conoscenza ma che ritengo possano essere importanti affinché questo genocidio (anche culturale) possa essere noto ai più e denunciato con sempre maggiore forza. United, nothing can stop your light from shining..

Il Tibet.

Situato a nord dell’Himalaya, tra India e Cina, ha una superficie circa 5 volte la Francia (2,5 milioni di kmq). Per secoli è stato un paese unito, libero ed indipendente.

L’Invasione Cinese.

Il 7 ottobre 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet, violando così la legge internazionale. Il Dalai Lama tentò una pacifica convivenza con i cinesi ma le mire colonialiste della Cina diventarono via via più evidenti finché il 10 marzo 1959 vi fu una rivolta nazionale che fu repressa nel sangue. Tra il marzo e l’ottobre del 1959 furono uccisi, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama dunque, insieme a circa 100.000 tibetani, fu costretto a chiedere asilo politico in India dove venne costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Nel frattempo, la brutale repressione continuava e il Tibet venne smembrato. In pratica le sole regioni centrali di U-Tsang formarono la Regione Autonoma Tibetana (creata ufficialmente nel 1965) dal momento che il Kham e l’Amdo divennero parte delle province cinesi di Chingal, Sichuan, Gansu e Yunnan.

La Politica Culturale.

La Cina non si limitò ad occupare le terre ma avviò un’intensa campagna di indottrinamento culturale detta "Tre Educazioni" (della coscienza di classe, del cambiamento socialista e della scienza e della tecnica) e "Quattro Pulizie" (del pensiero, della storia, della politica e dell’economia), in pratica una "pulizia" poltica e poliziesca per liberare il Tetto del Mondo "dai reazionari, dalle armi illegali e dai nemici del popolo". L’intera società tibetana venne divisa in 6 classi secondo gli schemi dell’ortodossia maoista (feudatari, agenti dei feudatari, ricchi, classe media, poveri e reazionari). Le classi media e povera vennero privilegiate a fronte di un vero e proprio martirio delle altre classi ma ben presto la maggior parte degli appartenenti alle due classe avvantaggiate, contrari comunque al governo di Pechino,  traslocarono nella più scomoda della classi, quella dei reazionari. I generali cinesi si resero conto che oltre il 90% dei tibetani era ancora fedele al Dalai Lama e furono quindi disposti i thamzing, "sessioni di lotta" collettive, veri e propri linciaggi pubblici dei "controrivoluzionari" a cui tutti dovevano partecipare attivamente. Inoltre vennero chiusi o distrutti i monasteri e i monaci dispersi, furono proibite e perseguitate le manifestazioni di fede religiosa (sia pubbliche sia private) e anche le più innocue espressioni di dissenso vennero represse con brutalità e la reclusione nei campi di lavoro forzato aperti in tutto il Paese. Inoltre nel 1967 arrivò la Rivoluzione Culturale in cui gruppi di giovani fanatici distrussero ogni simbolo della "vecchia" cultura tibetana. Di quasi 6.000 tra monasteri e templi se ne salvarono solo 13, vennero distrutti statue, dipinti, affreschi ed edifici antichi in alcuni casi anche di migliaia di anni, provocando un’irreparabile ferita alla civiltà tibetana. La furia dei maoisti si rivolse anche contro le persone..

Gli Anni ’80.

Con la scomparsa nella seconda metà degli anni ’70 di Mao, ascese al potere Deng Tsiao Ping che, in una visita in Tibet, rimase scovolto. Si stabilirono dunque contatti informali con il Dalai Lama, venne abolito il sistema delle comuni, alcune celebrazioni religiose ripresero ad essere tollerate, alcuni monasteri vennero parzialmente riaperti e qualche monaco potè essere ordinato dai pochi sopravvissuti. Nel 1980 alcuni rappresentanti di Dharamsala furono autorizzati a recarsi in Tibet e il popolo tibetano accolse i delegati del Dalai Lama con un entusiasmo che non piacque a Pechino che, nel 1982, chiuse la breve stagione delle delegazioni. All’inizio degli anni ’80 vi fu anche l’apertura del Tibet al turismo internazionale e per la prima volta i tibetani, soprattutto quelli di Lhasa e delle regioni centrali, poterono incontrare direttamente simpatizzanti della cultura e della religione tibetana. Questi incontri prepararono il terreno per una rinascita della resistenza. Il 21 settembre 1987, davanti alla Commissione per i Diritti Umani del Congresso Statunitense, il Dalai Lama espose un piano di pace in cinque punti che costituiva una seria ed articolata proposta per intavolare trattative su basi realistiche con Pechino per risolvere il problema del Tibet. La dirigenza cinese purtroppo rispose negativamente e questo provocò una serie di proteste, tra il 29 settembre e il 1° ottobre, che la polizia represse con inaudita violenza. Secondo fonti non ufficiali, morirono 32 tibetani e ne furono feriti oltre 200. Il 5 marzo 1988 a Lhasa, al termine delle celebrazioni per il capodanno, monaci e laici iniziarono a scandire slogan contro l’occupazione cinese e l’esercito aprì il fuoco sulla folla. 24 laici e 12 monaci vengono uccisi a colpi di manganello davanti e dentro il tempio del Jokhang. In seguito, parti di un video girato dalla stessa polizia cinese, contenente alcune terribili immagini di questo massacro, vennero trafugate da membri della resistenza tibetana e riuscirono a raggiungere il resto del mondo, causando un’enorme impressione. Era il primo inoppugnabile documento visivo che descriveva quale sorte attende chi osa dissentire in Tibet.

La Sensibilizzazione Internazionale.

Il 15 giugno 1988 il Dalai Lama presentò al Parlamento Europeo di Strasburgo un’ulteriore elaborazione del suo piano di pace in cui si rinunciava all’indipendenza in cambio di un’effettiva autonomia di tutte e tre le province tibetane. I dirigenti cinesi però continuarono a porre inaccettabili condizioni a S.S. o, peggio, a liquidare la sue dichiarazioni con poche e sprezzanti battute mentre significativi settori del popolo tibetano si dichiararono contrari ad un’apertura che comportasse la definitiva rinuncia all’indipendenza. Il 5 marzo 1989 oltre 10.000 persone scesero in piazza a Lhasa dando vita alla più imponente manifestazione dai tempi dell’insurrezione del 1959. Secondo fonti non ufficiali, diverse centinaia di tibetani perirono negli incidenti e nella repressione che seguì e tre uomini d’affari occidentali che si trovavano nella capitale tibetana in quei giorni parlarono di oltre 500 morti. Questa nuova ondata di manifestazioni fece crescere nel mondo, sconvolto anche per l’eccidio in piazza Tienanamen, la simpatia per il popolo tibetano e la sua lotta civile e nonviolenta. Il conferimento al Dalai Lama del Premio Nobel per la Pace nel 1989 ne è il segno più eclatante. Dal 1990, S.S. intensifica i suoi viaggi e sempre più spesso incontra parlamentari, capi di stato e di governo. In Tibet continuano piccole dimostrazioni (la repressione non consente azioni di massa) mentre a Pechino piano di pace in cinque punti e proposta di Strasburgo continuano ad essere liquidati come "tentativi mascherati di dividere il Tibet dalla Grande Madrepatria Cinese".  Tuttavia il Parlamento Europeo approva numerose risoluzioni di condanna delle violazioni dei diritti umani in Tibet, il 13 luglio 1995 vota con maggioranza schiacciante un documento in cui si considera il Tibet uno stato sotto occupazione illegale ed infine il 23 e 24 ottobre 1996 a Strasburgo accoglie ufficialmente e con grande calore il Dalai Lama.

 

  • più di 1.200.000 tibetani (1/5 della popolazione circa) sono morti tra il 1950 e il 1980 per torture, esecuzioni, insurrezioni, campi di lavoro e carestie dovute alla trasformazione delle colture voluta dalla Cina;
  • il 90% del patrimonio artistico ed architettonico tibetano è stato distrutto (inclusi circa 6.000 monumenti tra templi, monasteri e stupa) e oggetti d’arte e raccolte di libri sono stati saccheggiati;
  • il Tibet è stato privato delle sue enormi ricchezze naturali  e lo scarico di rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ecosistema del paese;
  • oggi vi sono più di 120.000 tibetani in esilio, inclusi oltre 5.000 che vivono al di fuori del subcontinente indiano;
  • il massiccio afflusso di immigrati cinesi sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona ad una minoranza all’interno del proprio paese. Prosegue inoltre la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane e la sistematica politica di discriminzaione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, scolastico, religioso e lavorativo;
  • lo sviluppo economico in atto in Tibet arreca benefici quasi esclusivamente ai coloni cinesi.

Light up your candle. Together.

08072008086

Lau’ e PepitaPetite for a free Tibet


In  Cina esistono purtroppo poche leggi in difesa degli animali. Sono costantemente vittime di infiniti maltrattamenti, solo per citarne qualcuno:

I mercati degli animali sono noti per la loro crudeltà. Animali di molte specie, tra cui gatti, cani, uccelli, polli e rettili sono confinati in gabbie metalliche in cui possono muoversi con difficoltà. Spesso gli animali vengono scuoiati vivi e lasciati morire per dissanguamento.

Allevamento degli orsi per la bile: gli orsi della luna (Moon Bears) vengono uccisi per le loro cistifellee. Migliaia di orsi vivono una vita di torture negli allevamenti in cui viene estratta la loro bile, utilizzata poi dalla medicina tradizionale per curare malesseri di vario genere. Gli Orsi sono imprigionati in gabbie piccolissime e tutto ciò è causa di terribili sofferenze sia fisiche che mentali. I metodi di estrazione della bile inoltre sono molto dolorosi, come anche il trattamento chirurgico per l’impianto di un catetere d’acciaio nell’addome o per la creazione di un foro permanente nell’addome noto come “free-dripping” (sgocciolamento libero).

Peta ha condotto indagini nel mercato delle pellicce di cane e di gatto, mostrano al mondo, cosa quell’industria macabra cercava di nascondere. Persino investigatori di lunga esperienza sono rimasti sconvolti: milioni di cani e gatti bastonati, impiccati, dissanguati, strangolati con filo metallico, tutto per poi trasformare la pelliccia in capi di vestiario ed accessori. Questa pelliccia spesso viene deliberatamente etichettata in modo fraudolento come pelliccia di altre specie di animali e venduta poi ad ignari consumatori.

Animalisti di Pechino sono sconcertati e stanno protestando riguardo alla decisione presa dal governo locale di ripulire le strade dai randagi in vista delle Olimpiadi del 2008. Nessuno conosce il numero dei gatti presenti sulle strade, ma Animal Care Association di Pechino stima che dai 160.000 ai 200.000 animali siano in pericolo, contando randagi e senza tetto. Qin Xiaona, leader del gruppo di Pechino, ha denunciato alla stampa internazionale il modo brutale in cui vengono trattatati gli animali: “Sono condizioni da tortura”. Il Times riporta che i gatti vengono rinchiusi in “gabbie grandi come un forno a microonde”, teoricamente dovrebbero essere trasportati in un centro zoologico nella provincia di Changping ma la maggior parte di loro sono malati. Le autorità governative hanno ordinato la totale “rimozione” degli animali randagi da Pechino entro la fine di giugno, vogliono che gli atleti olimpici non ne vedano nemmeno uno.

L’associazione francese One Voice, di recente ha realizzato un video documentario sul commercio della carne di cane in Cina. Gli animali vittime di questo brutale mercato vivono tra atroci sofferenze e muoiono uccisi nei modi più cruenti immaginabili. I cani caricati sopra camion, all’interno di piccole ed affollate gabbie, viaggiano anche per 48 ore prima di giungere a destinazione, un interminabile viaggio senza cibo, senza acqua. Arrivati poi ai ristoranti vengono stipati dentro gabbie metalliche piccolissime, appoggiate sul suolo, dove aspettano all’aperto il loro destino. I clienti vogliono la carne fresca. Il video è visionabile al link: http://www.onevoice-ear.org/films/chiens_chine_vgb.htm

In mezzo a tanti orrori, gli animali cinesi possono contare sul supporto di straordinarie persone che quotidianamente lavorano affinché la situazioni cambi e sia restituita agli animali, la libertà ed il rispetto che meritano.
Il “Chinese Companion Animal Protection Network – CCAPN” è un coordinamento di associazioni ed individui che da dentro il paese lavora per cercare di rendere giustizia ai senza voce. Oltre 40 gruppi, che quotidianamente promuovono campagne di vario tipo, dalla protezione degli animali e contro la carne di cane/gatto, a progetti educativi a campagne di adozioni randagi da loro salvati e curati. Vi è
Animals Asia, guidata da una straordinaria donna che da anni da voce a chi non ne ha. Animals Asia è un ente di beneficenza con sede a Hong Kong, che si dedica a porre fine alle crudeltà ed a ripristinare il rispetto per gli animali in Asia.

Con i fari puntati sulla Cina in occasione delle Olimpiadi a Beijing, c’è un’opportunità d’oro per cambiare. Per favore, scrivi una lettera alle autorità e sollecitale ad emanare una legge per la protezione degli animali, così che le crudeltà possano avere fine. Prima di ogni cosa serve una legge che vieti simili atrocità. Per favore, nel caso in cui personalizziate i messaggi, mantenete un tono educato, messaggi colmi di rabbia od insulti sono solo controproducenti, non aiutano gli animali ne tanto meno i gruppi cinesi che sul posto lavorano per la loro protezione.

INVIA LA LETTERA DI PROTESTA!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Coccinella Grassottella. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...